| | Come si misurano le temperature? | E' necessario seguire poche ma fondamentali regole se si vuol ottenere una stima appropriata della temperatura dell'aria, altrimenti si rischia solo di "dare i numeri" | 15/7/10 - In questi giorni di caldo intenso ci sono molte persone che, come si suol dire, danno i numeri. Quando non è il troppo caldo a farci sparlare o a renderci poco lucidi, solitamente quei numeri che sentiamo in giro, soprattutto in Tv, sono riferiti alla rilevazione delle temperature. In questi giorni vanno ad esempio di moda i 40 gradi, quelli così tanto strombazzati dai Tg nazionali e che tanto scalpore riescono a suscitare, anche se poi, alla prova dei fatti, soltanto una città d’Italia (Decimomannu, in Sardegna) oggi li ha davvero raggiunti mentre più del 70% delle città italiane è restata sotto i 35°C. Un applauso alla corretta informazione meteo televisiva! Ad ogni modo, polemiche sui media a parte, come si misurano effettivamente le temperature? Affinché la misurazione della temperatura possa essere corretta e perciò confrontabile a distanza di tempo o di spazio, è necessario che essa sia effettuata con un certo criterio. Se non si seguono le opportune norme, le misure effettuate anche con strumenti di buon livello, non solo possono risultare del tutto fallaci, ma anche indurre a conclusioni totalmente errate. Può mai essere la stessa cosa se il termometro lo si espone al sole o lo si mette sotto una pensilina oppure in un contenitore per nasconderlo ai raggi solari diretti? La risposta è ovviamente già insita nella domanda ed è: assolutamente no. Perché? Esponendo il termometro direttamente ai raggi del sole, lo strumento assorbirà le radiazioni solari e finirà per misurare soltanto la propria temperatura e non quella dell’aria; ponendolo sotto la pensilina, non assorbirà direttamente i raggi solari ma potrebbe risentire della frescura delle zone ombreggiate; soltanto quindi se si pone il termometro sotto il sole ma al riparo dai raggi solari diretti e a determinate condizioni si potrà ottenere una misura il più possibile vicina a quella che in meteorologia si usa per la rilevazione della temperatura dell’aria. A questo proposito, si può citare il caso di quei pannelli giganti che mostrano con cifre luminose l'ora alternandola con la misura di temperatura. Si trovano spesso sulla sommità di palazzi in città o nelle insegne delle farmacie. Se il sensore che rileva la temperatura non è stato ben isolato dai raggi del sole, e posto lontano dalle murature, la temperatura rilevata sarà falsata ed il valore di temperatura mostrato sarà certamente superiore a quello effettivo. Andrà ancora peggio con la classica ed immediata rilevazione delle temperature che ognuno di noi sperimenta quando entra in macchina ed accende il quadro dei comandi. In questi giorni, ad esempio, a chi non è capitato di veder apparire sul display un bel 43 o 45 gradi, soprattutto quando si accende la vettura dopo ore e ore di parcheggio sotto il sole? Ovviamente quella rilevazione è totalmente priva di significato dal punto di vista meteorologico perché non soddisfa alcuno dei requisiti voluti dall’O.M.M. (l'Organizzazione Meteorologica Mondiale).
Proprio per questi motivi l'O.M.M. ha stilato delle norme per la corretta rilevazione dei dati di temperatura dell'aria. Innanzitutto, tutti gli strumenti destinati a questo tipo di misurazioni devono essere ospitati nella cosiddetta capannina meteorologica oppure, meglio, in un apposito schermo solare. La prima (vedi foto in alto a sinistra) è un contenitore di legno (dunque isolante), di colore bianco (che assorbe meno le radiazioni solari) con delle fessure che consentano il passaggio dell’aria; il secondo (vedi foto qui a destra) è un involucro costituito da più pannelli (solitamente 6-8 piattini) di materiale isolante al calore (il riscaldamento si limita al primo pannello superiore senza influenzare il resto) distanziati l'uno dall'altro quanto basta per garantire una buona circolazione dell'aria e contemporaneamente fare ombra al pannello sottostante. La parte inferiore è chiusa in modo tale da impedire alle radiazioni indirette (provenienti dal terreno o da superfici riflettenti) di influenzare le misurazioni. Ma ciò non basta per poter ottenere dei dati cosiddetti a norma. Difatti, capannina o pannello solare devono essere posti ad un'altezza dal suolo che vada da un minimo di 1.60 ad un massimo di 2 metri. Suolo, peraltro, che dovrebbe preferibilmente essere costituito da un prato con erba bassa e non assolutamente da cemento o asfalto, che per il loro elevato assorbimento di calore potrebbero influenzare dal basso gli strumenti contenuti in capannina o pannello.
E’ chiaro che la stazione di Meteo Castellana (posta in via Conversano) soddisfa pienamente i criteri sin qui elencati e perciò talora si scosta anche notevolmente dalle rilevazioni empiriche che molti lettori del sito fanno attraverso i propri strumenti, chiedendo poi delucidazioni sulle differenze. Ovviamente, chi volesse che il proprio termometro abbia performance più credibili dovrà necessariamente attenersi il più possibile agli accorgimenti sopra citati, mentre a chi volesse quanto meno evitare di prendere dei grossi abbagli in merito alla temperatura dell’aria il consiglio è di non fidarsi mai della rilevazione delle sonde delle proprie auto. | Commenta su Facebook o scrivi una mail  | | |
| Settimana calda, per fortuna non bollente | Anticiclone sub-tropicale in rinforzo nel corso dei prossimi giorni, ma noi resteremo sufficientemente lontani dall'epicentro del caldo africano | 12/7/10 - Gli anziani del paese nel ricordare vecchi proverbi o semplici dicerie del passato affermano da sempre che «quella della Madonna del Carmine è la settimana più calda dell’anno». Statisticamente, in realtà, questa è solo una mezza verità, giacché tutto il periodo compreso tra metà luglio e metà agosto è da classificare al primo posto in quanto a stabilità atmosferica e ad alte temperature, sebbene mediamente i valori più alti in assoluto si registrano tra la terza decade di luglio e la prima decade di agosto. Non sappiamo ancora quale sarà veramente la settimana più calda del 2010, ma quella appena cominciata sembra comunque intenzionata a candidarsi per l’ambito titolo, anche se potrebbe raggiungerlo in ex aequo con altre settimane, prima fra tutte quella già passata dell’inizio della seconda decade di giugno, che racchiude (il giorno 12) l’attuale record di caldo del 2010, 37.2°C. Nel corso di questa settimana non si raggiungeranno, per fortuna, simili valori, ma un trofeo da 34 o 35 gradi probabilmente saremo costretti ad accettarlo e a riporlo sullo scaffale climatico della nostra raccolta dati. Andrà certamente peggio, invece, ai nostri connazionali del centro Italia, della Sardegna, della Liguria e della Val Padana in genere, ove alle temperature elevate (e più alte delle nostre) si aggiungeranno anche tassi di umidità di tutto rispetto con la conseguente trasformazione del caldo normale in afa.
I fattori che influiscono su questa diversa dislocazione del caldo sulla nostra penisola in questa fase estiva non fanno capo soltanto alla differente struttura morfologica del territorio nazionale (con la Pianura Padana, ad esempio, stretta tra i monti, senza ricambio d’aria e con suolo intriso di acqua e perciò nella morsa del caldo afoso), ma anche alla particolare predilezione verso tali zone che in questa fase sta mostrando l’Anticiclone Africano. La nota figura barica responsabile delle ondate più temibili di caldo sull’Europa è distesa (vedi prima immagine in alto a sinistra) in senso obliquo da sud-ovest a nord-est tra le nazioni dell’Africa nord-occidentale e l’Europa centrale, passando proprio per il centro-nord Italia e lasciando invece ai margini il nostro angolo sud-orientale. Anche quando, con il passare dei giorni, l’Alta africana tenderà non solo ad accrescere la sua forza ma anche ad espandere il suo baricentro più ad est, coinvolgendo in una onda di calore di media portata tutta la nostra penisola, il nostro settore sembra sempre poter restare, se non ai margini del gran caldo, quanto meno fuori dell’epicentro del caldo opprimente (seconda immagine, valida a 96 ore). Qualcuno dirà: «Magra consolazione», ma di questi tempi non è questione da poco.
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| L'amnesia dell'estate | La bella stagione sembra aver dimenticato molti dei compiti fondamentali che usualmente assolve dalle nostre parti. Ma quando l'estate ritroverà la memoria? | 28/6/10 - Il trauma che ha colpito l’estate 2010 sul nascere è stato forte. Si è trattato di uno scontro frontale con un’irruzione di aria fredda di origine sub-polare, che ha prodotto una sorta di amnesia transitoria di cui ancora la neonata stagione estiva soffre. L’estate ha dimenticato il clima mediterraneo con quella peculiare gradevolezza termica che tutto il mondo invidia al Bel Paese; ha dimenticato che esiste una figura barica specifica, l’Anticiclone delle Azzorre, che distendendosi lungo i paralleli del Mediterraneo apporta sull’Italia stabilità atmosferica e caldo intenso ma sopportabile; ha dimenticato persino che i vortici ciclonici retrogradi dai Balcani (del tipo di quello che ci ha investito tra ieri e avant’ieri) sono (anzi erano) una prerogativa esclusiva dei crudi inverni degli anni d’oro della neve in Puglia e non una variante sul tema delle moderne estati mediterranee. Ed ecco che per effetto di tali amnesie stagionali ci sentiamo tutti un po’ spaesati ed incapaci di comprendere ciò che realmente sta accadendo al tempo e ciò che soprattutto potrà accadere. Sul primo punto (ciò che sta accadendo) va detto che tra l’abuso della questione legata al tormentone dei “cambiamenti climatici” e il troppo poco uso delle teorie legate agli effetti del Sole sul clima dell’intero pianeta (questione sempre più accreditata per una reale comprensione dei meccanismi concernenti il clima terrestre), passa un universo d’ipotesi e di concatenazioni che la scienza cerca di studiare ed approfondire, ma da cui ancora nascono numerosi dubbi e interpretazioni esageratamente soggettive e talora evidentemente strumentali. Sul secondo punto (ciò che potrà accadere) va invece premesso che chi, contro ogni oggettivo riscontro scientifico, volesse ostinatamente conoscere le previsioni stagionali, ha sbagliato indirizzo internet, poiché all’indirizzo web su cui vi siete soffermati, si cerca di far parlare la scienza e l’esperienza meteorologica a discapito delle congetture o dei teoremi (dato che di questo si tratta quando si pretende di sapere come andrà dal punto di vista meteo un’intera stagione). Perciò, eliminato alla radice il problema “previsioni stagionali”, va posto in risalto che le ben più affidabili previsioni deterministiche per il medio e lungo termine (fino a 10/15 giorni) propongono finalmente una stabilizzazione del quadro evolutivo dell’estate con temperature in costante, lieve aumento e con il conseguente arrivo di quelle peculiarità tipiche dell’estate mediterranea, senza gli eccessi causati da straordinarie e dannose ondate di caldo africano. Difatti, tanto dal metodo Ensemble Gfs quanto dalle carte del centro europeo di Reading si guarda ai giorni a cavallo tra giugno e luglio come ad un periodo caratterizzato da un progressivo aumento pressorio tale da relegare più ad est l’attuale flusso settentrionale d’aria fresca e talora instabile e di favorire contestualmente l’espansione verso l’Italia del famigerato Anticiclone delle Azzorre.
E invece del “cammello” (così come viene da molti meteo-appassionati denominato l’Anticiclone Africano) che ne sarà? Del promontorio sub-tropicale di matrice africana (insomma, del caldo opprimente) forse non ne sentiremo parlare fino a tutta la durata della prima decade di luglio. O meglio, non ne avvertiremo gli effetti sul nostro territorio, ma in realtà ne sentiremo parlare ugualmente, giacché Tv e stampa non smetteranno mai di affliggerci con la cronaca del caldo afoso, dimenticando di specificare che soltanto in alcune zone del Paese (come nelle grandi aree metropolitane del centro-nord Italia) farà davvero caldo, mentre altrove (vedi in Puglia) le temperature saranno quelle tipiche di una normale fase calda di stampo estivo. Se perciò tutto andrà secondo quanto emerge dall’analisi comparata dei diversi modelli matematici, l’amnesia dell’estate 2010 si chiuderà con la fine del mese in corso, lasciando a luglio il compito di convincere tutti che la patologia di cui ha sofferto sin qui la nuova stagione è stata causata solo da un incidente di percorso. |
| Pronti al ribaltone? | Incredibile! Proprio quando sembrava che l'estate potesse prendere il volo, tra l'altro in coincidenza della fatidica data del solstizio d'estate (lunedì 21), un'irruzione d'aria fredda in stile marzolino getterà scompiglio nel Mediterraneo a partire dal week-end con forti contraccolpi anche sul nostro settore soprattutto all'inizio della prossima settimana | 17/6/10 - Siamo ormai - astronomicamente parlando - agli ultimissimi giorni di primavera. Tra quattro giorni sarà estate. Un’estate iniziata per la verità con l’espansione dell’Anticiclone africano verso la nostra penisola, cioè una decina di giorni fa. Ora, tuttavia, per evitare di destare confusione tra quelli che sono i dati astronomici e quello che accade sotto i nostri occhi dal punto di vista meteorologico, bisogna affermare che il 21 giugno sarà sì il giorno del solstizio d’estate, ma guardando a ciò che accadrà proprio in quella data dal punto di vista meteorologico, tutto potrà dirsi tranne che l’inizio dell’estate astronomica coincida quest’anno con il reale passaggio tra la primavera e l’estate. Per ironia della sorte accadrà difatti che dalle condizioni meteo abbondantemente estive di questi giorni si passerà - per i soliti stravolgimenti atmosferici di tipo compensativo a cui spesso si assiste - alla riproposizione della classica variabilità perturbata della primavera, alla quale poi si accoppierà un drastico calo delle temperature. Sarà perciò come riavvolgere il nastro e ripartire da quei freschi e grigi giorni d’inizio mese in cui tutti ci lamentavamo dell’estate che non c’era. A premere il pulsante “rewind” della “macchina del tempo” sarà una corposa ed assolutamente anomala irruzione d’aria fredda di origine sub-polare che, grazie all’aiuto di un Anticiclone atlantico, anch’esso fuori dai normali schemi barici estivi, riuscirà a raggiungere la nostra penisola come se si trattasse di una tipica fase di fine inverno o della prima tranche primaverile. Un altro elemento giocherà a favore di questa strana combinazione di fattori extrastagionali. Difatti, l’attuale responsabile del forte maltempo nel sud-est della Francia, così come del centro-nord d’Italia, fungerà da esca per l’espansione verso sud del Vortice Polare. In tal modo, parte delle turbolenze che stanno attualmente caratterizzando il tempo su quelle regioni saranno, a partire dal prossimo week-end, catturate dalla circolazione ciclonica del nord Europa e sospinte verso il Mediterraneo centrale, innescando acuti contrasti con conseguente tempo instabile, talora perturbato, molto ventoso e decisamente freddo considerata la stagione.
Per ciò che ci riguarda da vicino, in realtà fino al pomeriggio di domenica accadrà poco o nulla. Potremo dunque ancora godere di una relativa stabilità e di temperature tutto sommato gradevoli (benché più basse di quanto percepito fino a ieri), sebbene già da sabato il tempo tenderà a perdere affidabilità in maniera evidente. Domani entreremo nel dettaglio previsionale del week-end e dei primi giorni della prossima settimana, ma sin d’ora appare assai probabile che le giornate campali per la concretizzazione della nuova fase di tempo instabile sul nostro settore saranno quelle comprese tra il 21 ed il 23 giugno. Oltre al ritorno delle precipitazioni e di condizioni meteo assolutamente poco consoni alla stagione, gli elementi che in quei giorni assumeranno grande rilevanza saranno il crollo verticale delle temperature e l’attivazione di forti correnti settentrionali, due fattori che renderanno l’avvio dell’estate 2010 uno dei peggiori in assoluto degli ultimi decenni. |
| Arriva il caldo vero, il top nel week-end | Una massa d'aria bollente stazionante sul nord Africa risalirà il Mediterraneo centrale a partire da giovedì per raggiungere successivamente il sud Italia. Attese massime mediamente sui 35°C, ma sarà l'afa a dare i maggiori fastidi | 8/6/10 - Se durante il semestre freddo erano il blu e il viola a colorare le carte meteo con le tonalità più accattivanti per chi desiderava conoscere l’entità e la traiettoria delle ondate di freddo più intense, per i prossimi tre o quattro mesi i colori che ci indicheranno quando e quanto caldo farà dalle nostre parti sono l’arancio e soprattutto il rosso. E guardando le proiezioni per i prossimi 7/10 giorni di rosso sull’Italia meridionale ce ne sarà davvero tanto (vedi carta a corredo dell’articolo). Difatti, la prima vera invasione di aria calda della stagione 2010 sta proprio in queste ore prendendo corpo sulla regione sub-sahariana dell’entroterra algero-tunisino, ove in molte località si superano i 40° fino a toccare i 47°C all’aeroporto di Ouargla in Algeria.
Sollecitata a salire verso l’Italia da un’intensa saccatura atlantica in discesa verso le coste occidentali della Penisola Iberica, quella massa bollente - rispondendo al gioco di sponda che s’instaura quando avviene lo scambio tra masse d’aria di diversa provenienza - risalirà il Mediterraneo centrale per presentarsi da giovedì, seppur attenuata, sulle nostre terre. In Italia non si raggiungeranno di certo i valori dell’Africa sahariana sopra menzionati, ma saranno molte le città che sfioreranno i 40°C tra venerdì e domenica. Con buone probabilità (ma potranno esserci variazioni locali dettate dalla circolazione dei venti nei bassi strati), Castellana, come d’altronde gran parte della Puglia centrale, resterà sotto i 35°C. Non sarà caldo eccezionale, ma sicuramente avvertiremo una sgradevole sensazione di afa causata dalla terribile commistione tra alte temperature e, proporzionalmente a queste, elevato tasso di umidità, in particolare nelle aree costiere. Quanto alla durata di questa prima onda di calore, le proiezioni deterministiche dell’ultim’ora lasciano intendere che l’onda sub-tropicale africana agirà quasi indisturbata almeno fino a metà della prossima settimana, sebbene il top del caldo dovrebbe raggiungersi proprio (e per fortuna) nel corso del week-end. |
| I nostri desideri e le esigenze di Madre Natura | Domani vorremmo tutti poter passare una bella giornata in riva al mare, ma prima le nubi e poi anche i fenomeni ce lo sconsiglieranno. Ci sono però importanti notizie consolatorie... | 1/6/10 - In natura non sempre va tutto nel modo che più si confà ai nostri desideri. A questa banale affermazione, però, ne va aggiunta una meno scontata: per fortuna non va tutto secondo i nostri desideri, giacché se davvero Madre Natura sentisse le nostre richieste di ordine meteo-climatico e fosse per di più pronta a soddisfarle, rischieremmo di far saltare gli equilibri del pianeta non in qualche anno, ma forse in sole poche settimane. C’è chi non vorrebbe la pioggia per le ciliegie, chi vorrebbe invece il vento per far volare gli aquiloni; chi il caldo per andare al mare, chi il fresco per non soffrire di caldo e infine c’è anche chi vorrebbe il temporale semplicemente per sentire il fragore dei tuoni. La natura, però, opera in modo mirabile affinché sia mantenuto sempre in equilibrio il sistema di vivibilità sulla Terra, anche quando a noi sembra che essa si rivolti contro qualcuno o si accanisca contro qualcosa o quando, con estrema naturalezza, finge d’infischiarsene di tutti. Domani è festa e tutti forse desidereremmo trascorrere una giornata di relax, magari in riva al mare; tuttavia, anche se il cielo azzurro di questo pomeriggio induce a sperare in un’evoluzione favorevole per le prossime 24 ore, in realtà già dalla prossima notte torneranno le nubi e dal pomeriggio (o tuttalpiù dalla serata) di domani giungeranno anche le piogge e i temporali. Ed anche questa festa sarà compromessa dalle condizioni meteo.
Forse varrà poco consolarsi con la notizia che vi sono in giro per il mondo situazioni meteo decisamente più sfavorevoli della nostra, come quelle di alcune località del Kuwait, del Pakistan e dell’India, dove la colonnina di mercurio ha superato la tacca dei 50°C, oppure quella della Scozia, ove una cospicua ondata di gelo dispensa neve fino a quote collinari; questo servirà forse solo a ribadire che il nostro sud, nonostante le nostre continue lamentele, è una vera e propria isola felice; ma so che per alzare realmente l’umore di chi vuole a tutti i costi l’estate, c’è solo un modo: dare la notizia di una prospettiva meteo finalmente più favorevole, se non nel breve, quanto meno nel medio termine. Ebbene, ora questa notizia è nell’aria e, se le carte non saranno stravolte nel corso dei prossimi giorni, potremo iniziare a parlare di fase più stabile e calda, se non proprio di estate, già dal prossimo fine settimana. Contenti ora? |
| Chi entrerà sulla scena meteo nei prossimi giorni? | Da domani una sola è la certezza: il venire meno della stabilità atmosferica. Quanto però all'esito del week-end e dei giorni a cavallo tra maggio e giugno regna ancora molta incertezza | 27 maggio 2010 - Prevedere il tempo nei prossimi giorni sarà una dura impresa. «Ma come?» – replicherà qualcuno - «Neppure a tre o quattro giorni questi meteorologi sono bravi a dire se pioverà o tirerà vento oppure se ci sarà il sole e si potrà andare al mare?». Beh, in questo caso finalmente qualcuno scoprirà che i meteorologi non sono dei maghi o dei detentori di sfere di cristallo e neppure coloro che posseggono doti sensitive particolari o hanno i famosi calli che dolgono al primo segnale di cambiamento del tempo. I meteorologi sono semplicemente degli studiosi di una delle materie più ostiche e contraddittorie, quantunque affascinantissime, esistenti al mondo: la fisica dell’atmosfera. E quando l’atmosfera è irrequieta e neanche i fatidici modelli matematici riescono con le loro alchimie a carpire i segreti dei comportamenti dei protagonisti del tempo, allora le previsioni possono sempre riservare delle sorprese (amare sorprese per i previsori), ponendo sempre in risalto la necessità di osservare la regola del tenersi aggiornati sulle possibili modifiche o rettifiche giornaliere dei vari bollettini meteo, senza avere la pretesa di “portarsi in tasca” una previsione vecchia anche solo di un paio di giorni. A complicare enormemente il quadro evolutivo è l’incapacità assoluta dei modelli matematici di “masticare” il ritardo stagionale in corso e di riuscire con estrema difficoltà a risolvere compiutamente l’equilibrio tra dati di partenza (mari più freddi del normale, Africa settentrionale non ancora molto calda, schema della circolazione generale dell’atmosfera di tipo ancora prettamente primaverile) e possibili scenari futuri. Accade perciò che tra un modello matematico ed un altro, o tra un’emissione dello stesso modello e la successiva, sia data talora la precedenza alle reali condizioni meteo esistenti, talaltra a quelle potenzialmente più probabili in considerazione del periodo in corso. Nel primo caso il quadro evolutivo che ne vien fuori potrebbe essere troppo pessimistico, nel secondo, al contrario, troppo ottimistico. Ovviamente, la via di mezzo è di solito quella preferibile e sarà perciò quella che Meteo Castellana adopererà per cercare di comprendere verso quale direzione stia andando l’attuale fase stagionale, non senza adeguare questo arduo lavoro iniziale all’altrettanto intricatissima operazione successiva di adeguamento di quanto ricavato al microclima del nostro settore. Il prezzo da pagare finché la situazione non evolva verso un ambito stagionale più definito sarà quello di una minora accuratezza della previsione. In ragione di ciò, il consiglio che mi sento di dare a chi legge questo articolo con la voglia di andare al di là dei simboli meteo che tentano di riassumere il quadro meteorologico in un batter d’occhio, è proprio di badare più alla sostanza che alla forma. E la sostanza del tipo di tempo che sta per instaurarsi è che la stabilità riassaporata per breve tempo negli ultimi giorni è già in procinto di cedere il passo ad un tempo che, nel migliore dei casi, si rivelerà variabile, nel peggiore anche perturbato.
A dettare quest’ennesima bizzarria primaverile sarà il solito antagonismo tra Anticiclone delle Azzorre e Vortice Polare, l’uno troppo timido per entrare in scena nel Mediterraneo e l’altro troppo opportunista per lasciarsi sfuggire l’occasione per rimarcare la sua forza e per contrastare l’avvio dell’estate sull’Italia. La guerra tra i due colossi della meteo del nostro continente si combatterà da domani proprio sull’Italia e perciò fino a quando non si potrà intuire compiutamente quale dei due attori entrerà con più “pathos” in scena non potremo sapere ciò che realmente accadrà sul palcoscenico: ci sarà solo qualche pioggia ed un cielo spesso nuvoloso senza un calo sostanziale delle temperature? Oppure si ripresenteranno le medesime condizioni che hanno portato la scorsa settimana ad un effluvio di pioggia e ad un consistente abbassamento delle temperature? L’impressione che si ha al momento è che potrebbe prevalere la via intermedia del né troppo bello né troppo brutto, quella che in teoria consentirebbe comunque di salvare parte del week-end, seppur senza riporre tanti entusiasmi. Domani ne sapremo di più, per ora attendiamo che la matematica faccia il suo dovere, ma anche che le nostre menti si convincano che, nonostante gli importanti passi in avanti della meteorologia, non potremo mai avere la certezza nelle previsioni del tempo. |
| L'Editoriale del 20 maggio | Le "meteo-insoddisfazioni" | Non finisce il mondo se per un giorno piove, anche se quel giorno è il 20 maggio. Non c'è nulla di cui preoccuparsi, il sole tornerà già da domani | Talvolta andare incontro all’estate è una vera esigenza fisica, quasi una liberazione, e se il tempo non va secondo i ritmi meteorologici che ciascuno di noi ha stampato nella sua testa, cominciano inevitabilmente le crisi e le prime paranoie. Non è inusuale incontrare in questi giorni chi – senza tanti giri di parole - dice: «Ma come, siamo al 20 maggio e sembra di essere al 20 febbraio!», aggiungendo di lì a poco le solite trite e ritrite considerazioni sul tempo che non è più quello di una volta, per chiosare con la fatidica frase «Dove andremo a finire?». Intanto, per evitare che si passi dalle solite lamentele al catastrofismo ambientale, va detto che non è certo questo il primo mese di maggio a fare i capricci e non sarà ovviamente neppure l’ultimo; in seconda battuta, va altresì ribadito che l’estate, che a molti di noi viene in mente quando si supera la seconda metà di maggio, non può e non deve di certo essere paragonata all’estate vera (per intenderci quella di luglio e di agosto), altrimenti non avrebbe senso parlare di stagioni e non avrebbero altrettanto senso i brontolamenti di chi poi è scontento degli improvvisi cambiamenti e della mancanza di gradualità nel passaggio da una stagione alla successiva. La verità è che dobbiamo metterci d’accordo con noi stessi: se fa caldo, non siamo soddisfatti perché sudiamo e siamo spossati; se è troppo fresco, non possiamo andare al mare e poi di sera abbiamo bisogno di rispolverare il maglioncino, magari troppo presto riposto nel guardaroba invernale. Se piove, gli automobilisti diventano irascibili, le strade diventano dei fiumi e per di più noi abbiamo difficoltà a muoverci con l’ombrello (che è sempre un supporto tanto indispensabile quanto fastidioso), ma se poi non piove per due settimane siamo tutti pronti a tirare già in ballo la siccità e a fare ipocritamente l’elogio della pioggia e degli straordinari benefici che essa arreca alle falde acquifere e all’agricoltura. Guai poi se dovesse arrivare il temporale con quei tuoni che fanno così tanta paura! Peccato, però, che qualche ora prima il troppo caldo ci aveva sotto sotto solleticato proprio la voglia di un rinfrescante acquazzone. Certo – replicherebbe qualcuno – la via di mezzo sarebbe preferibile, ma il mondo non è perfetto e, sia pure in tempi di imperante delirio di onnipotenza dell’uomo, non siamo per fortuna ancora arrivati al punto di cambiare il tempo a nostro piacimento o di scegliere, come si fa con il telecomando della Tv, il programma meteo preferito. Siamo fatti così, vogliamo quello che non possiamo avere, anche sotto il profilo meteorologico, e la verità è che non siamo mai soddisfatti di nulla. E’ vero: oggi non è di certo una giornata favorevole e/o conforme alle nostre aspettative su di un normale 20 maggio, ma, nonostante le bizzarrie del mese in corso, non per questo possiamo annoverare una semplice giornata di pioggia maggiolina tra i segni di cambiamento climatico che troppo spesso a molti piacere tirare in ballo. Ad ogni modo – chiacchiere da salotto a parte – la domanda sostanziale che tutti si pongono è solo una: quando potremo ritrovare la primavera che più ci alletta? Facile risposta: già da domani (dopo le ultime incertezze mattutine), sempre che non ci si attenda un “tempo da mare”. Difatti, anche se le condizioni meteo miglioreranno e le temperature tenderanno, seppur gradualmente, a risalire verso valori più congrui a quelli stagionali, l’azione del vortice ciclonico non sarà del tutto azzerata e perciò andranno valutati nel dettaglio gli effetti residui dell’instabilità che potranno manifestarsi ancora nel corso delle ore più calde del week-end. A medio/lungo termine è comunque attesa una sostanziale stabilizzazione atmosferica con riallineamento delle temperature ai valori medi del periodo, con buona pace di tutti quelli che hanno immaginato che la fine del mondo del 2012 si sia meteorologicamente già manifestata. |
| L'Editoriale (13 aprile - ore 16.00) | Ritratti di stagione | La mostra dei ritratti di stagione ci presenta in questi giorni il volto triste della primavera, ma per il fine settimana il sole tornerà a sorridere | La stagione in corso ha tanti volti ed il volto ritratto oggi dal flusso perturbato che sta investendo il nostro sud è quello “triste” della primavera. Tra i vari sobbalzi di questa stagione intermedia questa è la volta del balzo verso l’autunno, ma è tutto normale, tutto assolutamente rientrante nella classica altalena della prima parte della primavera.
Quella che ci interessa in queste ore non è in realtà una vera e propria perturbazione, ma una banda nuvolosa che, partendo dal basso Tirreno, si dipana lungo una linea di sviluppo distesa da sud-ovest a nord-est e che segue la circolazione ciclonica imposta dal vortice di bassa pressione piazzato tra il Nord-Ovest d’Italia ed il Massiccio Centrale francese. Non sembra potersi modificare a breve tale configurazione barica, data la prevista persistenza dei massimi pressori dell’Anticiclone delle Azzorre sul comparto britannico - islandese ed il lungo e sinuoso asse ciclonico che di conseguenza ha preso pieno possesso di buona parte del nostro continente. Altri nuclei perturbati sono difatti attesi sul sud Italia lungo la medesima traiettoria del fronte di sviluppo odierno. Il primo raggiungerà i nostri cieli nel corso della serata di domani, mentre un secondo fronte si attarderà sul centro-sud peninsulare fino a venerdì, sino a quando cioè una decisa spinta della cellula anticiclonica (al momento stazionante sull’Europa più nord-occidentale) non scompaginerà l’area depressionaria e la costringerà a portarsi più a levante. Solo allora potrà dirsi conclusa questa fase primaverile tanto somigliante all’autunno, sebbene anche la pausa di bel tempo che si profila tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima non sembra di quelle talmente radicate e stabili da poter invertire una tendenza all’instabilità, che chiaramente sta emergendo da questa fase centrale della stagione. Dunque perciò, altri “ritratti tristi” della primavera potrebbero essere abbozzati dalla mano abile della circolazione atmosferica generale anche per la prossima settimana, che poi è quella che precederà la grande festa castellanese dell’ultima domenica di aprile. E Dio solo sa quant’acqua sotto i ponti dovrà ancora passare prima di capire se almeno per quei fatidici tre giorni il quadro sarà quello della primavera di Botticelli oppure il quadro della nostra patrona, posto sul baldacchino di Piazza Nicola e Costa, ma tristemente coperto per evitare che si bagni. |
| L'Editoriale (8 aprile - ore 18.00) | Siamo ancora immersi nella prima parte del ciclo stagionale primaverile Primavera in tono minore | Proprio come lo scorso inverno, ripetute incursioni fredde dall'Artico raggiungeranno il nord Italia a partire da domenica per poi proseguire verso la Francia. Nessun effetto diretto si avvertirà sulle nostre zone, ma saremo ugualmente soggetti a pesanti "effetti collaterali" con tempo instabile e clima fresco-umido per diversi giorni | Se dovessimo inquadrare la fase meteorologica che stiamo vivendo in questo periodo non potremmo che collocarla in quella prima parte della primavera, che tanto sa di variabilità, di mutevolezza e d’incertezza, sia sotto il profilo termico che, più squisitamente, sotto quello meteorologico in senso generale. Non per niente, è questo il periodo in cui non sappiamo come vestirci - dato che di giorno il sole ormai è caldo e le auto si arroventano facilmente, ma di sera il cappotto ci starebbe tutto – e riusciamo con estrema difficoltà ad intuire come evolverà il tempo anche a poche ore di distanza.
Insomma, è questa la fase di passaggio reale tra il semestre freddo ed il semestre caldo ed è per questo che fino a quando il secondo non avrà prevalso sul primo, tra le ultime resistenze del freddo e le ormai prevaricanti invasioni di caldo la guerra non potrà ancora ritenersi conclusa. Ed in effetti, parlando di ultime resistenze del freddo, la situazione che si profila tra 72 ore è di quelle potenzialmente esplosive, dato che solo l’ormai avanzata fase stagionale c’impedisce di parlare di vere e proprie irruzioni fredde di stampo invernale, anche se nulla in teoria potrebbe distinguere la configurazione barica che sta per prendere forma sullo scacchiere europeo da una delle tante occasioni verificatesi durante l’appena trascorso inverno dalle quali hanno poi preso vita le situazioni che hanno reso la passata stagione una tra le più fredde e nevose degli ultimi decenni. Difatti, dal fianco orientale del lungo ponte anticiclonico (frutto dell’unione tra l’Anticiclone delle Azzorre e l’Anticiclone Russo-Siberiano), che sta per realizzarsi tra il sud-ovest ed il nord-est del continente, scivolerà una massa d’aria fredda e molto instabile che dal Circolo Polare Artico raggiungerà il nord Italia entro domenica. Il nostro settore – proprio come è sempre accaduto durante l’inverno 2010 – non ne sarà direttamente coinvolto, dato che le correnti fredde proseguiranno la loro corsa verso la Francia. Ciononostante, l’atmosfera tenderà anche sul nostro settore - come d’altronde un po’ ovunque in Italia - ad instabilizzarsi così come le temperature a flettere di almeno tre o quattro gradi, procrastinando l’avvio della seconda fase della primavera (quella più gradevole e meno ballerina) a tempi migliori. |
| L'Editoriale (1° aprile - ore 16.00) | Inversione dei giorni dalle ultime elaborazioni modellistiche: ora meglio Pasquetta di Pasqua Dall'uovo nessuna bella sorpresa, ma per Pasquetta... | Dopo i saliscendi e le rettifiche dei modelli matematici e le novità dell'ultim'ora forse almeno per Pasquetta dovremmo cavarcela, anche se non senza qualche accorgimento da seguire. Più compromessa invece la Domenica di Pasqua con prevalenza di nubi, qualche pioggia e forti venti di Scirocco | Una vera impresa. E’ così che i meteorologi intendono il lavoro che compiono in questi giorni per addivenire ad una sintesi previsionale per il periodo pasquale. Ogni anno è la stessa storia, e quest’anno non fa eccezioni. Pasqua capita sempre in uno dei periodi dell’anno più soggetti a variazioni improvvise di ogni tipo, da quelle termiche a quelle concernenti la nuvolosità, per finire a quelle relative ai venti. Sono gli effetti dell’estrema variabilità della prima tranche primaverile, ma anche dell’incapacità dei modelli matematici di cogliere i “turbamenti” delle masse d’aria non più dominate dagli schemi invernali, ma ancora lontane dalle configurazioni stabili o dagli equilibri della bella stagione. Ecco perché la previsione per Pasqua è sempre la più difficile, quasi un terno al lotto, senza aggiungere poi che meteorologi e previsori in questo periodo si ritrovano addosso gli occhi di milioni di persone che, giustamente, intendono programmare le proprie gite fuori porta in relazione a ciò che i simboli meteo evidenziano o le parole dei meteoman sottolineano. Da inizio settimana, come i lettori di Meteo Castellana avranno avuto modo di notare, la prognosi meteo per Pasqua ha subito tante di quelle oscillazioni da far invidia alle più tribolanti giornate nere di Wall Street. Siamo partiti da un prudente ottimismo per indietreggiare verso un cauto pessimismo, passando per continui alti e bassi intermedi e giungere poi ad una confusione totale. Il fattore che rende in questo caso complessa la prognosi previsionale per Pasqua e Pasquetta è il passaggio di un’onda ciclonica sull’Italia intenzionata a non seguire pedissequamente le classiche traiettorie nord-ovest/sud-est, ma a transitare sull’Italia come un pendolo da nord-ovest a nord-est, coinvolgendo direttamente il centro-nord e indirettamente il sud. Tale configurazione barica non fa altro che rendere alquanto sfumata la fascia di territorio più perturbata da quella meno perturbata o perturbabile, con la Puglia ai margini tra le due diverse influenze. Conseguentemente, diviene più difficile comprendere il “quanto”, il “quando” e il “come” il nostro settore potrà essere coinvolto dalle precipitazioni. In termini probabilistici per la Domenica di Pasqua potremmo essere interessati solo da brevi piogge soprattutto al mattino e poi forse a tarda sera, ma tali indicazioni sembrano ancora suscettibili di rettifiche o quanto meno di aggiustamenti orari. Più certi appaiono invece gli altri due fattori determinanti per il tempo pasquale: vento e temperature, entrambi legati inestricabilmente l’uno all’altro. Domenica è assai probabile una decisa Sciroccata con venti fino a forza 5, specie nella seconda parte del giorno, con temperature conseguentemente piuttosto elevate, sebbene la percezione termica risulterà inferiore a quel che segnala il termometro proprio per via della fastidiosa forza del vento.
Discorso a parte per Pasquetta. Le notizie negative di ieri risultano alquanto ridimensionate con le ultime emissioni modellistiche. Probabilmente la perturbazione che giungerà domenica lascerà prima del previsto il nostro territorio, risultando solo in parte determinante anche per il Lunedì dell’Angelo. In sostanza potrebbero esservi precipitazioni a carattere di rovescio concentrate per lo più durante le ore notturne e del primissimo mattino con elevate probabilità di ampie schiarite invece per gran parte delle ore centrali del giorno, anche se non mancheranno comunque degli addensamenti nuvolosi. Tra il pomeriggio e la sera le nubi torneranno ad aumentare, ma a quel punto i giochi saranno fatti e casomai dovesse piovere da quell’ora in poi non sarebbe più un danno esagerato per i gitanti, ormai stanchi di correre a destra e a manca o di girovagare in lungo e in largo. Sempre per Pasquetta va segnalato che appare decisamente meno incisivo anche il calo delle temperature delineato dalle carte meteo emesse ieri. Rispetto al giorno di Pasqua le temperature fletteranno forse solo di un paio di gradi, anche se il vento teso di Libeccio al mattino e la Tramontana a partire dalla sera potrebbero anche in questo caso far percepire più freddo di quanto in realtà non sia. In sintesi, dunque, forse non andrà poi così male come si paventava. Certo chi volesse organizzare per Pasquetta una grigliata all’aperto farebbe bene ad assicurarsi che, in caso di emergenza, nei paraggi vi sia almeno una pensilina o una bella veranda, mentre se si tratta di fare un pic-nic sul prato sarebbe prudente portare nello zaino un bel k-way. Non ci sarà bisogno del giubbotto invernale, ma di una giacca a vento si, mentre la t-shirt è certamente da lasciare in armadio. Infine, per coloro che intendessero spostarsi in giro per il sud Italia, per non incappare in rovesci e temporali valga la seguente regola generale: si preferiscano le coste ai monti ed il versante tirrenico a quello ionico. Persone avvisate, mezze salvate. Comunque vada, serena - per modo di dire - Pasqua a tutti! |
| L'Editoriale (25 marzo - ore 15.30) | Un marzo "addomesticato" | Dov'è finito il mese più pazzo dell'anno? | E’ uno strano inizio di primavera quello che stiamo attraversando in questi giorni. Dopo il brillante avvio stagionale dello scorso week-end, con bel tempo e temperature già oltre la soglia dei 20 gradi, nella prima parte della settimana in corso gran parte d’Italia si è ritrovata invischiata in una situazione molto poco primaverile, anzi quasi del tutto coincidente con quanto usualmente accade nelle grigie e brumose giornate d’inizio novembre. Difatti, lo scarso dinamismo dei flussi portanti sulla bassa Europa hanno provocato la formazione di un’ansa depressionaria sulla nostra penisola nella quale hanno avuto modo di proliferare dei sistemi nuvolosi a lenta evoluzione per lo più composti da nubi medio/alte di tipo stratificato, che talora si sono presentati anche compatti e forieri di piogge, sebbene di debole intensità. Proprio la straordinaria e strana quiete atmosferica che ha caratterizzato questi ultimi giorni ha reso molto più lento del previsto anche il ripristino del bel tempo. L’assenza delle irruenti correnti a getto dal nord Atlantico ha finito per creare una sorta di pantano sull’Europa meridionale in cui l’Italia è pienamente sprofondata. Con una situazione così caratterizzata, anche marzo - il mese delle contraddizioni, della mutevolezza estrema, dell’irruenza, insomma del confine sempre variabile tra il tempo di stampo invernale e quello dalle peculiarità primaverili - ha finito per risultare amorfo, quasi “addomesticato” da questa sorta di sonnolenza in stile autunnale. Ora, però, la ripresa della Depressione d’Islanda e la spinta del Jet Stream stanno rimettendo tutto in moto. Dunque perciò, potremo inizialmente godere della risposta più mite e stabilizzante di un cuneo anticiclonico di matrice africana, pronto ad instaurare un regime più secco e più mite; poi, però, nel corso di sabato saremo lambiti dalla nuova vigoria del flusso atlantico con un aumento delle nubi e con il rischio di qualche breve piovasco nelle ore centrali del giorno.
La limatura che subirà il promontorio anticiclonico africano ad opera del flusso atlantico, unitamente alla rotazione dei venti ai quadranti occidentali, favoriranno entro domenica l’arrivo sul nostro settore di aria più fresca di matrice oceanica, trasportata da venti tesi di Ponente che nella seconda parte di sabato potrebbero risultare anche piuttosto intensi. Ad ogni modo la domenica (delle Palme) appare caratterizzata da tempo discreto ed abbastanza soleggiato, anche se con ventilazione sostenuta di Maestrale e clima tra il fresco ed il gradevole. Stando alle ultime indicazioni modellistiche, la struttura barica che si delinea per gli ultimi giorni di marzo, vede ancora una divisione dell’Italia in due sfere d’influenza con il centro-nord a tratti interessato dai sistemi perturbati atlantici, mentre il sud protetto quasi del tutto dai promontori anticiclonici sub-tropicali. Se fossero confermate tali indicazioni, fino al 1° aprile difficilmente vedremmo piogge o tempo perturbato, ma al contrario godremmo di ampio soleggiamento e di temperature in linea con quelle della piena primavera. |
| L'Editoriale (18 marzo - ore 17.00) | I "gradi di giudizio" della primavera | Ogni nuova stagione si afferma con estrema gradualità e mai in un colpo solo. Ma quando può dirsi realmente primavera? Quando sbocciano i primi fiori e la natura si risveglia? Quando si superano i 20°C? O, più semplicemente, quando possiamo finalmente sentirci liberi di svestirci degli ingombranti abiti invernali? Più tecnicamente, esistono almeno tre passaggi (o gradi di giudizio) da superare prima che possa ritenersi compiuto il cambio da una stagione a quella successiva: il primo fra tutti è il passaggio convenzionale, che è quello imposto dall’O.M.M. (l’Organizzazione Meteorologica Mondiale). Con le date convenzionali del 1° marzo (primavera), 1° giugno (estate), 1° settembre (autunno) e 1° dicembre (inverno), l’O.M.M. indica l’inizio di una stagione sotto il profilo meteorologico. Si tratta, evidentemente, di una pura formalità, che nella maggioranza dei casi non ha affatto inerenza con ciò che usualmente avviene dal punto di vista meteorologico-effettuale, ossia di quanto realmente accade nella realtà che viviamo. Il secondo passaggio, il più importante sotto il profilo formale, è quello astronomico, ossia quello che ufficialmente dà il via ad una stagione a seconda della diversa esposizione al calore e alla luce delle varie porzioni della Terra nell'arco di un anno. L'inclinazione dell'asse di rotazione della Terra determina il cambiamento delle stagioni andando a mutare l'angolo di incidenza dei raggi solari che raggiungono la superficie terrestre. Quando un emisfero si trova in inverno i raggi solari colpiscono la superficie con una minore inclinazione rispetto all'orizzonte, facendo sì che vi sia meno calore e perciò più freddo. Viceversa, quando in un emisfero è estate, i raggi del sole risultano più perpendicolari rispetto all'orizzonte e perciò la terra assorbe maggior calore con un conseguente aumento di temperatura.
Il terzo passaggio è quello fondamentale sotto il profilo sostanziale, ossia quello che concretamente decreta l’inizio di un ciclo stagionale non tanto o non solo in relazione a pure convenzioni o a calcoli astronomici, ma subordinatamente a ciò che realmente si percepisce in relazione alle condizioni meteorologiche in atto. In quest’ottica diviene secondario guardare il calendario e adocchiare se si è al 1° o al 21 marzo per sapere se è cominciata o meno la primavera, ma è essenziale cogliere i segni tecnici di un passaggio stagionale, quali la particolare conoscenza dei meccanismi di fondo della circolazione atmosferica e la configurazione barica che viene susseguentemente a delinearsi. A tal fine, è necessario comprendere, ad esempio, se un interludio di bel tempo, imposto magari da un’area anticiclonica come quella attualmente in azione sullo scenario mediterraneo, sia una parentesi destinata a rappresentare soltanto un episodio oppure se, malgrado la sua normale durata limitata, figuri comunque come un punto di rottura rispetto allo scenario stagionale precedente, ponendosi in tal modo come un elemento di novità. Ricapitolando e rendendo più pratico che teorico quanto sin qui scritto, vien da chiedersi: posto che la primavera meteorologica (1° marzo) sia già cominciata e che siamo ormai alla vigilia dell’inizio ufficiale della primavera anche dal punto di vista astronomico, il terzo passaggio, quello meteorologico-effettuale, è attualmente in corso oppure è ancora lungi dall’arrivare? Prima di rispondere vale sempre la pena di ricordare che “primavera” non equivale a dire incontrastato e diretto passaggio dalle brutte alle belle giornate ma, al contrario, significa graduale e quasi sempre non lineare transito da condizioni di tempo frequentemente fredde e perturbate a spazi gradatamente meno infrequenti per giornate dal tempo mite e discreto. Ciò sottolineato, è possibile allora affermare che quest’anno l’inizio ufficiale della primavera si ritroverà in perfetta sintonia con il mutamento delle reali condizioni meteo-climatiche che tutti percepiamo e sarà sulla stessa lunghezza d’onda anche dell’andamento della circolazione atmosferica generale, con il passaggio sullo scenario euro-mediterraneo dal combattimento tra le correnti atlantiche e quelle artiche al combattimento tra le correnti atlantiche e quelle africane (come si vede nella carta riportata a sinistra, ove si nota l'innalzamento del flusso atlantico verso latitudini più settentrionali e la prima intrusione delle correnti sub-tropicali africane verso il Mediterraneo e l'Italia).
Questo non significa che non avvertiremo più freddo da ora in poi, né che non vi saranno altre occasioni per piogge o giornate umide e ventose. Primavera, almeno inizialmente, si traduce per molti più in un sollievo psicologico (del tipo: è finalmente passato l’inverno) che in un reale cambiamento. Per chi poi è abituato a spogliarsi ai primi tepori, confondendo la primavera per l’estate, la nuova stagione si traduce più che altro in una semplice maggiore predisposizione ai raffreddori, mentre per chi (come me) è di natura freddoloso e ritiene giunta la primavera solo quando si può passare dal maglioncino alla maglietta, allora è necessario attendere un quarto grado di giudizio (dopo i primi tre elencati sopra), ossia quello che sentenzia il definitivo cambio stagionale degli armadi. E per questo – ahimé – di tempo ce ne vorrà ancora molto. |
| L'Editoriale (8 marzo - ore 12.30) | Dopo il freddo, le grandi piogge | Mentre il centro-nord Italia continuerà ad essere "inondato" dalla neve, il sud dovrà preoccuparsi per l'arrivo di un'acuta fase di maltempo con piogge copiosissime | Stavolta è filato tutto liscio. O meglio. E’ andato tutto come doveva andare senza quella famosa tessera del mosaico che avrebbe completato il quadro raffigurante la dama bianca su Castellana.
Per la verità, sabato mattina attorno alle 7 abbiamo avuto la fortuna di vedere i previsti fiocchi svolazzanti sul nostro paese ma, come anticipato, non si sarebbe potuto sperare in nulla di più. E così è stato. La domenica ha regalato giusto qualche occhiata di sole, anticipata però da una notte gelida (con valori appena superiori allo zero, minima di 0.7°C), seguita poi da un graduale stemperamento dell’aria e da una copertura nuvolosa via via più estesa, ma senza fenomeni. La depressione africana che quest’oggi sta interessando il nostro territorio ha avuto una traiettoria più meridionale del previsto e ha così relegato le precipitazioni solo sulle coste ioniche, risparmiando il centro-nord della Puglia. Ora, però, a seguito della pesante irruzione di aria gelida che si sta proiettando dall’Europa centrale verso Francia e Spagna passando per il nord Italia, sul Mediterraneo occidentale sta per attivarsi una forte area di bassa pressione che non mancherà di regalare tanta altra neve al centro-nord Italia e moltissima pioggia sul nostro sud. Difatti, il contrasto tra le spinta delle correnti fredde di origine artico-continentale ed il richiamo più caldo ed umido, che si genererà come risposta di segno contrario (riequilibrio termico) sul bacino del Mediterraneo, non farà altro che provocare condizioni di forte maltempo su tutta l’Italia, specie tra domani e mercoledì, con precipitazioni particolarmente copiose, nevose sulle aree investite dal flusso freddo, piovose, o al limite temporalesche, su quelle raggiunte dalla ritornate più mite. E’ inutile aggiungere che il nostro settore si ritroverà tra queste ultime. Nelle prossime ore, comunque, andrà valutato compiutamente l’impatto di una simile azione perturbata sul nostro comparto, atteso che essa potrebbe nascondere diverse insidie legate alla persistenza e all’intensità dei fenomeni, potendo questi causare forti disagi e potenziali rischi da allagamento. |
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