Bilancio inverno 2026

Il bilancio dell’inverno 2025/26: stagione quasi anonima, ma con due note positive

La stagione meteorologica invernale 2025/26 (dicembre 2025 – febbraio 2026) si è chiusa confermando un trend ormai sempre più evidente negli ultimi anni: l’assenza di episodi davvero rappresentativi della stagione più fredda.

Ancora una volta, infatti, non si sono verificati eventi degni di nota né ondate di freddo strutturate, né tanto meno configurazioni tali da imprimere un segnale deciso sul territorio della Murgia dei Trulli e delle Grotte.

Freddo e neve: grandi assenti

Il dato più evidente resta l’assenza di freddo e neve. Non è certo una novità, ma anche quest’anno le irruzioni fredde sono risultate deboli, sporadiche e soprattutto incapaci di tradursi in significativi episodi nevosi. La “dama bianca” continua a restare lontana: sempre più relegata ai rilievi montuosi, sembra ormai evitare con costanza le aree collinari. L’ultima presenza, seppur fugace, risale al 2022, con appena un paio di rapide apparizioni. Per ritrovare invece una vera permanenza nevosa sul territorio bisogna tornare indietro fino a San Silvestro del 2014: ben oltre 11 anni fa.

Episodi freddi brevi e isolati

Con queste premesse, l’inverno non poteva che risultare sottotono. Solo in due brevi fasi si è riusciti a percepire un accenno di stagione fredda.

La prima tra la fine dell’anno e Capodanno, quando si è registrata una temperatura minima di -2.2°C il 1° gennaio, valore che non si toccava proprio dal marzo 2022; la seconda occasione si è verificata durante le Fanove: proprio nella notte simbolo della tradizione castellanese, qualche sporadico fiocco di neve ha, a tarda sera, regalato un suggestivo ma effimero richiamo all’inverno.

Il freddo più deciso è arrivato solo successivamente, a stagione meteorologica ormai conclusa, e sarà oggetto di analisi nel bilancio della primavera 2026.

Piogge in ripresa: inversione di tendenza

Se dal punto di vista termico l’inverno ha deluso, decisamente più soddisfacente (in termini di benefici per l’approvvigionamento idrico) è stato il comportamento delle precipitazioni.

La stagione ha infatti confermato un’importante inversione di tendenza già apparsa in autunno: i mesi invernali si sono mostrati nel complesso generosi di pioggia, con un contributo particolarmente significativo da parte di dicembre, che ha totalizzato ben 122 mm., circa il 60% in più rispetto alla media climatologica. In complesso, lo scarto della piovosità invernale rispetto alla media è stato del +17.7%.

Le classifiche

Dal punto di vista statistico, i dati confermano il quadro generale: l’inverno 2025/26 si classifica come l’8° più caldo da quando sono disponibili le serie storiche locali, ma al tempo stesso anche come il 19° più piovoso.

Il trend climatico stagionale: segnali di rallentamento del riscaldamento in inverno e primavera

Il grafico mostra la velocità di riscaldamento stagionale nel tempo, calcolata come derivata del trend climatico di lungo periodo (°C per decennio).
Valori elevati indicano fasi di riscaldamento rapido, mentre valori più bassi segnalano una perdita di accelerazione del riscaldamento climatico.
Da notare come inverno e primavera mostrino un rallentamento negli ultimi decenni, mentre l’estate mantiene ancora tassi elevati.

L’analisi avanzata della serie storica, basata su modelli polinomiali e sulla valutazione della derivata (ovvero della variazione nel tempo del riscaldamento), evidenzia un quadro più articolato rispetto a quanto suggerirebbe una semplice tendenza lineare.
Per quanto riguarda l’inverno, il segnale più interessante è rappresentato da un cambio di regime avvenuto tra gli anni ’80 e ’90, quando il tasso di aumento termico aveva raggiunto valori prossimi a +0,5–0,6°C per decennio.
Da quel momento, la dinamica ha subito una progressiva attenuazione: la derivata mostra infatti una discesa continua del ritmo di riscaldamento, fino agli anni più recenti, in cui il trend si attesta su valori più contenuti, pari a circa +0,2–0,25°C per decennio.

Si tratta di un rallentamento strutturale e persistente, coerente anche con quanto emerge dall’analisi dei trend mobili trentennali, che evidenziano una perdita di pendenza nel corso degli ultimi decenni.
Questo comportamento non è uniforme nelle altre stagioni: la primavera mostra un chiaro segnale di attenuazione dopo i primi anni 2000, l’autunno mantiene un andamento sostanzialmente lineare, mentre l’estate continua a registrare i tassi di riscaldamento più elevati, senza evidenti segnali di rallentamento.
Nel complesso, il sistema climatico evidenzia dunque una modulazione stagionale del riscaldamento, con un inverno che, pur restando in fase di aumento termico, mostra oggi un ritmo più contenuto rispetto al passato. E questa, di certo, è un’ottima notizia.

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