reportage
Castellana e le sue alluvioni:
la memoria dell’acqua che fa paura
Nel cuore della Murgia sudorientale, Castellana Grotte porta impresso nella sua storia un rapporto complesso e spesso drammatico con l’acqua.
La cittadina nasce e si sviluppa in una posizione tanto suggestiva quanto delicata: il centro abitato più antico è infatti collocato nella parte più depressa di una conca carsica, modellata nei millenni dalla dissoluzione delle rocce calcaree.
In questo tipo di ambiente, l’acqua non scorre in superficie come nei territori attraversati da fiumi, ma tende a infiltrarsi nel sottosuolo attraverso cavità naturali, inghiottitoi e fratture. È un equilibrio sottile, che funziona solo finché il sistema sotterraneo riesce ad assorbire rapidamente le precipitazioni.
Il problema nasce quando questo sistema si satura o viene alterato. In questi casi, tutta l’acqua meteorica converge naturalmente verso Largo Porta Grande, il punto più basso dell’abitato castellanese: una vera e propria “trappola idraulica” che in svariate occasioni degli anni passati si è trasformata in un bacino di accumulo, dando luogo a numerosi eventi alluvionali.
La causa delle alluvioni
Le alluvioni di Castellana non sono mai state eventi puramente naturali, ma il risultato di una combinazione tra fragilità geomorfologica e interventi umani spesso poco consapevoli.
Dal punto di vista geomorfologico, il territorio presenta caratteristiche che lo rendono intrinsecamente vulnerabile: una conca chiusa priva di un vero deflusso superficiale, la presenza di cavità profonde (come le Gravinelle e la Grave di San Jacopo) che funzionano da drenaggio naturale solo fino a saturazione, e un clima mediterraneo che può generare precipitazioni, magari concentrate nello spazio e nel tempo, talora di straordinaria intensità.
A questi elementi si sono aggiunte, nel tempo, trasformazioni operate dall’uomo. A partire dal Settecento, il disboscamento dei versanti collinari che attorniano la cittadina ha aumentato il ruscellamento superficiale, mentre molti inghiottitoi naturali sono stati coperti o trasformati.
Il risultato è stato un sistema che ha progressivamente perso la sua capacità di assorbire e smaltire l’acqua in eccesso. Quando piove forte, l’acqua resta in superficie, si muove rapidamente verso le bassure e si accumula.

Le grandi alluvioni storiche di Castellana
Le alluvioni tra Seicento e Settecento
Sono riportate sotto le date delle alluvioni tra XVII e XVIII secolo
Fonte: Archivio AVI, in Parise (2003), Viterbo (1913)
Le alluvioni dall’Ottocento in poi
Sono riportate sotto le date delle alluvioni tra XIX, XX e XXI secolo
Fonte: Archivio AVI, in Parise (2003), Viterbo (1913) con successive rielaborazioni e controlli incrociati con i dati rivenienti dagli Annali Idrologici della Protezione Civile della Regione Puglia
19 settembre
12 ottobre
22 giugno
24 settembre
25 novembre
26 novembre. L’evento più grave dell’età moderna: 4 vittime, 5,40 metri di altezza del livello dell’acqua a Largo Porta Grande, 600 case rese inagibili
ottobre e novembre
ottobre
luglio
17 e 18 novembre
8 ottobre, 84,4 mm.
25 agosto, con 185.8 mm. di pioggia (record storico assoluto di pioggia caduta in una sola giornata)
2 agosto, 94.7 mm.
20 e 25 agosto, rispettivamente con 41.8 e 47.6 mm. (132 mm. la cumulata totale mensile per uno dei mesi di agosto più piovosi della storia, dopo il 1968 e il 1969)
12 settembre, 58.2 mm.
4 luglio, 49.2 mm.
27-28 luglio, rispettivamente 149.2 e 36.2 mm. di cumulata. Totale mensile di ben 229 mm. (record mensile assoluto di luglio)
16 e 26 settembre, rispettivamente con 123 e 124 mm. di cumulata. Totale mensile di ben 322 mm. (record mensile assoluto non solo di settembre: il mese più piovoso in assoluto)
L‘alluvione del 26 novembre 1896
Il 26 novembre 1896 fu una delle giornate più drammatiche nella storia di Castellana. Un evento meteorologico estremo si abbatté con violenza sul territorio, trasformando in poche ore un abitato già fragile in un teatro di devastazione.
Non esistono misurazioni ufficiali delle precipitazioni — all’epoca mancavano strumenti di rilevazione — ma le testimonianze e gli effetti osservati lasciano pochi dubbi: si trattò di piogge molto abbondanti e verosimilmente persistenti.
Il bilancio fu pesantissimo: 4 vittime, circa 600 abitazioni rese inagibili e danni che coinvolsero, direttamente o indirettamente, quasi 2000 persone, un numero enorme se rapportato alla popolazione del tempo.
L’episodio più impressionante — rimasto nella memoria collettiva per generazioni — fu la formazione di un vero e proprio lago urbano in Largo Porta Grande, dove l’acqua raggiunse l’altezza straordinaria di 5,40 m.
Le zone più basse del paese si trasformarono in bacini chiusi, intrappolando abitanti e animali. La situazione divenne talmente critica che dalla vicina Monopoli giunsero imbarcazioni per soccorrere la popolazione: un’immagine potente, quasi surreale, di barche che navigano tra le strade di un centro dell’entroterra.

La dinamica meteorologica
Le ricostruzioni moderne, basate su rianalisi come quelle del database NOAA (carta meteo a sinistra), permettono oggi di delineare con buona precisione lo scenario atmosferico di quel giorno.
Si trattò di una configurazione sinottica altamente critica per il Sud-Est barese:
– presenza di un minimo di pressione profondo sulla Sicilia;
– blocco anticiclonico sull’Europa centro-settentrionale e orientale, che impediva la traslazione del sistema perturbato;
– afflusso combinato di aria fredda da est/nord-est e aria caldo-umida da sud-est.
Determinante fu anche l’effetto orografico: i primi rilievi della Murgia, esposti a est, agirono da barriera alle correnti umide, innescando:
– sollevamento forzato (convezione);
– effetto Stau, con precipitazioni autorigeneranti e stazionarie.
Il risultato fu un sistema piovoso quasi “bloccato” sul territorio, capace di scaricare enormi quantitativi d’acqua in tempi relativamente brevi.

Un evento che ha lasciato il segno
L’alluvione del 1896 non fu un episodio isolato, ma rappresenta il caso più emblematico di una lunga storia di eventi simili che hanno interessato Castellana. Tuttavia, per intensità, impatto e memoria collettiva, resta ancora oggi un riferimento imprescindibile.
È la dimostrazione concreta di quanto, in un territorio come questo, la combinazione tra condizioni meteorologiche estreme e fragilità ambientale possa generare effetti devastanti.
E, soprattutto, è un monito ancora attuale: conoscere questi eventi non significa solo ricordare, ma comprendere i meccanismi che li hanno generati per evitare — o almeno mitigare — tragedie future.
Il Canalone di Castellana: la vena nascosta della città
Di fronte a una sequenza così ravvicinata di disastri, tra XIX e XX secolo si avviò una stagione di interventi ingegneristici.
Un primo tentativo risale al 1865, con l’ampliamento dell’ingresso delle Gravinelle, un pozzo profondo circa 40 m., trasformato in una struttura a doppia bocca per favorire il deflusso delle acque. L’intervento, tuttavia, si rivelò insufficiente.
Dopo l’alluvione del 1896 si progettò un sistema più ambizioso, ma i lavori partirono solo nel 1911 per mancanza di fondi e furono completati due anni dopo.
L’opera chiave fu la realizzazione di una galleria artificiale sotterranea, il Canalone, posta a circa 10 m. di profondità.
Questa infrastruttura rappresentò la svolta decisiva: negli anni successivi gli eventi di piena continuarono a verificarsi, ma con danni sensibilmente ridotti.
Il progetto del Canalone: la più grande opera ingegneristica della città
Chi attraversa oggi Largo Porta Grande, nel cuore di Castellana Grotte, vede una grande piazza moderna, trafficata, apparentemente ordinaria. Eppure, sotto quell’area, scorre – o meglio, giace – una delle infrastrutture più affascinanti e meno conosciute dell’intero territorio murgiano: il Canalone, un’opera idraulica costruita più di un secolo fa per domare le alluvioni che, per secoli, hanno messo in ginocchio la città.
Il Canalone di Castellana è la più importante opera idraulica mai realizzata in città: è una galleria artificiale, scavata tra il 1911 e il 1913, a 10 metri di profondità, che collega le Gravinelle, pozzi naturali a sud di Largo Porta Grande, alla Grave di San Jacopo, sul lato nord della conca carsica.
Il sistema si completa con un canale sfioratore e una seconda galleria, pensati per essere attivati solo nelle piene eccezionali.
Una delle cavità collegate, la cosiddetta Voragine del Canalone (o Gravaglione), sprofonda per decine di metri nel buio carsico: esplorazioni moderne hanno raggiunto almeno 85 metri di profondità.
Il Canalone appresenta ancora oggi una testimonianza unica di come l’uomo abbia provato a dialogare con un territorio carsico tanto spettacolare quanto fragile.


Dentro il Canalone: un viaggio nell’invisibile
Oggi il Canalone resta nascosto: un corridoio umido, in parte franoso, con pareti modellate dal tempo. È un ambiente affascinante ma estremamente fragile, attraversato da tubazioni e soggetto a cedimenti del piano superiore.
Dove termina la galleria si apre la grande Voragine (“u Gravagghieune”, in dialetto castellanese), un pozzo naturale che Franco Anelli – scopritore delle Grotte di Castellana – osservò già nel 1938, intuendone la vastità.
Recenti sopralluoghi speleologici confermano che questa grande voragine presenta pareti verticali per circa 40 metri dal piano del Canalone, ulteriori pozzi che conducono fino a 85 m. di profondità e un ramo orizzontale attualmente inaccessibile a causa delle elevate concentrazioni di CO₂.

Il Canalone rappresenta non solo un’opera tecnica, ma un capitolo di identità collettiva. È la dimostrazione che Castellana ha saputo reagire ai propri rischi naturali con una delle più imponenti infrastrutture carsico-idrauliche della Puglia. La sua storia, confermata dalla ricerca scientifica moderna, è un monito: in ambiente carsico nulla è veramente “solido” finché non lo si studia a fondo.
La memoria delle alluvioni, delle opere idrauliche e delle cavità naturali deve restare viva, perché il rapporto tra uomo e territorio, qui, si misura sempre in profondità.
gli sprofondamenti carsici
Il collasso di Largo Porta Grande (1968–69)
La zona di Largo Porta Grande, già nota per le vicende alluvionali che hanno segnato la storia di Castellana, presenta anche un altro tipo di rischio, meno evidente ma altrettanto insidioso: quello legato agli sprofondamenti carsici.
La città delle grotte si ritrova sul fondo di una conca naturale, dove il sottosuolo è tutt’altro che compatto. Cavità antiche, riempite nel tempo da materiali sciolti, possono restare stabili per anni… fino a quando qualcosa ne rompe l’equilibrio.
Ed è proprio ciò che accadde tra il 1968 e il 1969.
L’estate del 1968: il segnale iniziale
Il 1968 fu caratterizzato da un’estate insolitamente piovosa.
Nel solo mese di agosto si registrarono quasi 200 mm. di pioggia, il valore più elevato dell’anno. Quell’acqua, infiltrandosi nel terreno, andò ad agire in profondità, saturando i depositi che colmavano la paleo-cavità carsica presente sotto Largo Porta Grande. Un processo invisibile, ma decisivo: i materiali persero consistenza e iniziarono lentamente ad assestarsi.
14 settembre 1968: il primo cedimento
Il primo segnale evidente arrivò all’improvviso. Nella serata del 14 settembre 1968 il suolo cedette, aprendo una voragine che coinvolse parte della strada e il cortile di una palazzina situata sul margine occidentale della conca.
Le crepe sulle strutture furono immediate. Era chiaro che il problema non riguardava solo la superficie, ma qualcosa di molto più profondo.
Nei mesi successivi, la situazione non si risolse. Il terreno continuò a muoversi lentamente, con cedimenti differenziali che compromisero sempre più la stabilità dell’edificio. La cavità sottostante, inizialmente non visibile nella sua reale estensione, si rivelò più ampia e complessa del previsto.
Gennaio 1969: il collasso finale
All’inizio del 1969 si verificò un secondo evento, ancor più grave. Il cedimento definitivo rese la palazzina ormai irrecuperabile. Fu quindi disposta la demolizione.
Un evento che, fortunatamente, non causò vittime, ma lasciò un segno profondo nella memoria collettiva.
Tra meraviglia e fragilità: il doppio volto di Castellana
Castellana è conosciuta in tutto il mondo per le sue straordinarie Grotte di Castellana, un patrimonio naturale unico che racconta la bellezza e la complessità del sottosuolo. Ma quello stesso mondo sotterraneo, fatto di cavità e vuoti, custodisce anche aspetti meno visibili.
Non solo meraviglia, quindi, ma anche equilibri delicati, che in alcune condizioni possono trasformarsi in criticità.
È questo il vero volto del territorio: affascinante in superficie e sorprendente nel sottosuolo, dove convivono scenari spettacolari e dinamiche che richiedono attenzione.
Per questo, più che altrove, Castellana insegna una cosa fondamentale:
conoscere e monitorare ciò che si trova sotto i nostri piedi è indispensabile quanto osservare ciò che accade sopra di noi.



