Manovre post-Stratwarming. Il General Inverno pronto alla “rappresaglia finale”. Ma chi ne subirà gli effetti maggiori?

Avvenuto la scorsa settimana il potente surriscaldamento dell’area polare artica in stratosfera (Stratwarming) ed appurati gli effetti di tale spropositata intromissione di calore nel giorno di domenica scorsa, sia mediante lo split (la suddivisione in due lobi, cosiddetta “bilobazione”) del Vortice Polare Stratosferico, sia per mezzo dell’inversione delle correnti da zonali (da ovest verso est) ad antizonali (da est verso ovest), si attendeva altresì l’effettiva constatazione della propagazione di tali effetti anche in troposfera, ossia nella porzione più bassa dell’atmosfera, ove la dislocazione delle figure di alta e bassa pressione decide ove vi sarà bel tempo, o caldo, oppure maltempo, o freddo.

Ebbene, ad oggi è possibile affermare che lo Stratwarming stratosferico ha avuto successo non solo in stratosfera ma anche in troposfera. Difatti, dall’analisi dei geopotenziali a 500 hPa (circa 5.500 metri di quota) è evidente come non il VPS (il Vortice Polare Stratosferico) ma anche il Vortice Polare Troposferico, ovvero l’enorme ruota depressionaria a carattere freddo che ingloba usualmente sotto le sue spira tutte le aree comprese entro il Circolo Polare Artico, è in avanzata fase di destrutturazione.

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Dalla sua normale compattezza, che tende a racchiudere le aree della calotta polare artica sotto un’unica grande palla di freddo, visibile dalle carte meteo attraverso le colorazioni tra il blu e il violaceo, si passerà a breve ad un’esplosione in diversi nuclei gelidi del suo “core” freddo, ossia in autentiche mine vaganti in giro per l’emisfero boreale, pronte a prendere le più disparate direzioni.

E qui è necessario fermarsi – nel tentativo di comprendere come evolverà il tempo di questo finale di stagione:

  1. per cercare di sciogliere il nodo concernente l’esatta direzione di moto che tali nuclei freddi, distaccatisi da quella palla unica gelida polare, in concreto prenderanno nel corso dei prossimi giorni, e
  2. per scoprire dove potranno effettivamente apportare delle serie e pesanti conseguenze in termini di freddo (o gelo) e neve.

Sotto questo profilo, anche i modelli matematici più accorti hanno mal “digerito” lo scombussolamento stratosferico, poi gradualmente trasferitosi anche più in basso, in troposfera, inizialmente non contemplando neppure le ipotesi di retrogressioni gelide da est, che invece negli eventi passati di Stratwarming si sono quasi sempre verificate e che già da tempo molti studiosi avevano comunque immaginato anche per la fattispecie dello Stratwarming attuale. Negli ultimi giorni, invece, gli stessi centri di calcolo più gettonati hanno cominciato ad intravedere le dinamiche tipiche da post-Stratwarming, ma con elaborati (le risultanze delle interpolazioni di risoluzione delle equazioni relative alla fisica dell’atmosfera) non solo difformi tra loro, ma spessissimo molto contrastanti anche tra un’emissione e la successiva all’interno del medesimo modello matematico.

In sintesi, perciò, qualcosa di straordinario in termini di effetti dello Stratwarming sta avvenendo e si paleserà certamente nel vecchio continente non solo nella terza decade di febbraio ma con ogni probabilità, seppur a fasi alterne, anche in marzo e probabilmente nella prima decade di aprile. Detto ciò, tuttavia, è IMPOSSIBILE al momento stabilire quando e dove esattamente il freddo colpirà.

Anche le emissioni ufficiali di oggi sono poco coerenti, poco credibili e particolarmente difformi anche rispetto alle precedenti corse modellistiche emesse poche ore prima dagli stessi modelli, pertanto è davvero complicato fare ipotesi, quanto meno basate su una certa affidabilità, per il medio/lungo termine.

Europe 3d model - Copia.pngSi va, difatti, da proiezioni di gran freddo catapultato dalla Russia verso l’Italia già per la metà della prossima settimana a ipotesi di scivolamento oltralpe, da est verso ovest, del grande gelo artico-continentale con mancato coinvolgimento della nostra penisola nei giochi di retrogressione fredda, almeno in una prima fase. Ed è bene sapere, sotto quest’ultimo aspetto infatti, che non di certo solo nella terza decade di febbraio si manifesteranno gli effetti dell’inversione delle correnti da zonali ad antizonali sul continente europeo, ma con ogni probabilità anche in seguito.

Circa le traiettorie relative alle masse d’aria fredda, molto dipenderà dalla posizione che andrà ad assumere nel corso dei prossimi giorni la grande cellula di alta pressione atlantica che si svilupperà in senso diagonale dall’area oceanica verso l’Arcipelago Britannico ed ancora più su, oltre che – elemento non affatto trascurabile – dalla intrusione, ancora una volta, del Flusso atlantico (il cosiddetto “Atlantico basso” in questo caso) sul comparto prospiciente la Penisola Iberica. Difatti, se quest’ultimo avesse ancora sufficiente forza per intervenire e tagliare l’alimentazione con il flusso subtropicale dell’alta oceanica, il grande blocco di alta pressione si isolerebbe sul nord Europa e sull’area subpolare artica. Esso inizierebbe a ruotare in senso orario e finirebbe per consentire alle scorribande gelide russe di traslare molto più a nord di quel che servirebbe all’Italia per vedere una seria e duratura ondata di freddo e neve sul proprio suolo, quanto meno per fine febbraio. In questo caso, l’Italia potrebbe rientrare nei giochi soltanto successivamente, magari nella prima decade di marzo, ma ovviamente, a distanza di così tanto tempo dalla scadenza previsionale, se ora volessimo trattare di questo argomento nel concreto, rischieremmo di parlare solo di aria fritta.

Al contrario, se il Flusso Atlantico s’interrompesse convintamente e l’espansione anticiclonica continuasse ad avere un supporto subtropicale tale da mantenere attivo tale “Blocking”, allora il freddo non scivolerebbe più da est verso ovest al di sopra della Regione Alpina, interessando solo il centro-nord Europa, ma verrebbe pilotato, seguendo il bordo orientale dell’asse anticiclonico, da nord-est verso sud-ovest, finendo per avere come obiettivo non l’Europa centrale e settentrionale, ma l’Europa orientale, quella balcanica ed il Mediterraneo centro-occidentale, Italia compresa.

Come si può ampiamente denotare, i margini di manovra del General Inverno sono molti, a seguito dell’evento di surriscaldamento stratosferico e di conseguente destrutturazione del Vortice Polare anche in troposfera, ma scorgere fin d’ora dove esattamente avverrà la “rappresaglia” delle sue rinnovate e fortissime truppe è materia più da strateghi di un’ipotetica “guerra meteorologica” che da scienziati e studiosi seri della materia di cui qui si tratta.

Restate perciò connessi con Meteo Castellana poiché l’inverno è ancora lungo e le appassionanti puntate di questo finale di stagione sono appena cominciate.

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