La dama bianca: la neve

Le tappe della dama bianca

I temporali

Altro protagonista del nostro clima, affascinante quanto talvolta temuto, è il temporale. Fenomeno di natura termoconvettiva, sul comparto centrale pugliese si presenta con discreta frequenza durante il semestre caldo, quando il forte riscaldamento diurno alimenta l’imponente sviluppo verticale delle nubi cumuliformi. Nascono così i classici temporali di calore: strutture spesso improvvise, talvolta spettacolari, che prendono forma sulle aree interne o lungo i rilievi dell’Appennino meridionale e che, sospinte da correnti in quota occidentali o sud-occidentali, riescono a propagarsi fino all’entroterra pugliese affacciato sull’Adriatico.
Ben più rari, ma decisamente più scenografici e talvolta severi, sono i temporali che interessano il settore centrale e meridionale della Murgia dei Trulli e delle Grotte e che si originano sul Golfo di Taranto. In questi casi il mare gioca un ruolo determinante: le acque particolarmente calde forniscono un’enorme quantità di energia, permettendo ai sistemi temporaleschi di strutturarsi in modo più organizzato, persistente e violento. Non di rado si tratta di celle autorigeneranti, vere e proprie “supercelle” temporalesche (i cosiddetti sistemi a V-shaped), capaci di insistere sulle stesse aree e di scaricare precipitazioni intense, raffiche impetuose e un’attività elettrica tanto affascinante quanto impattante.
Molto più rari, quasi eccezionali, sono invece i temporali di origine marittima che dall’Adriatico riescono a spingersi verso la costa pugliese e, da lì, fin nell’entroterra murgiano. Eppure l’Adriatico, soprattutto tra la tarda estate e l’inizio dell’autunno, è tutt’altro che avaro nel contribuire alla formazione di imponenti ammassi temporaleschi che tuttavia, nella maggior parte dei casi, restano attivi soltanto sulle acque marittime, spostandosi il più delle volte verso le coste balcaniche. Solo in circostanze particolari, quando le correnti in quota si dispongono da est o da nord-est (nella maggior parte dei casi alimentate da una struttura ciclonica nelle vicinanze), queste strutture riescono a muoversi verso ovest/sud-ovest, coinvolgendo anche il territorio murgiano.

La grandine

Le grandinate sono, per nostra fortuna, un evento piuttosto raro sul comparto basso-murgiano e di eventi disastrosi, specie in termini di danni all’agricoltura, se ne ricordano non molti sul nostro territorio. Il fenomeno è comunque prodotto da celle temporalesche particolarmente sviluppate in altezza con forti moti ascensionali che riescono a sostenere e far accrescere i chicchi di ghiaccio attraverso continui cicli di salita e discesa. È proprio questa dinamica, potente e invisibile, a determinare la formazione di grandine talvolta anche di dimensioni considerevoli.

Nube a mensola prima della grandinata con cielo particolarmente scuro e minaccioso (a sinistra). Fase cloud della grandinata (a destra)

La grandinata dell’11 luglio 2005

Nel pomeriggio dell’11 luglio 2005 su Castellana Grotte e dintorni si scatenò un temporale grandinigeno di straordinaria intensità, responsabile della più forte e dannosa grandinata che abbia colpito il nostro territorio dal 2000 in poi.
Alla grandine di dimensioni medio-piccole si unirono chicchi molto più grandi, con diametri fino a circa 3 cm, capaci di provocare danni significativi alle colture e di rappresentare un concreto pericolo persino per le persone esposte all’aperto.
Il fenomeno fu preceduto dall’arrivo di una minacciosa nube a mensola, che nel giro di pochi minuti fece assumere al cielo un colore sempre più scuro, quasi color pece, segno dell’imminente arrivo del sistema temporalesco.

Chicchi di grandine

Dal punto di vista meteorologico, il temporale si sviluppò in seguito al passaggio di una goccia d’aria molto fredda in quota, in scorrimento lungo l’Adriatico, preceduta dal transito di un Jet Stream particolarmente intenso, che contribuì a favorire condizioni fortemente instabili.

Allagamenti in Via Conversano

Le immagini documentano anche le conseguenze del passaggio del temporale: l’evento produsse solo 25 mm di pioggia complessiva, ma concentrata in un intervallo di tempo molto breve e con un rain rate estremamente elevato, tale da provocare allagamenti diffusi in diverse zone del paese.

Nebbia densa nelle campagne castellanesi durante l’autunno 2022

La nebbia

La nebbia è un fenomeno non proprio usuale sul comparto murgiano; tuttavia, tra autunno e inverno, pur senza assumere quasi mai carattere di persistenza, può comunque manifestarsi in presenza di prolungate fasi di stasi anticiclonica, quando l’aria fredda e umida ristagna nei bassi strati.
Decisamente più frequente è invece la comparsa delle nubi basse mattutine, legate al sollevamento degli strati umidi e nebbiosi accumulatisi durante le ore più fredde della notte. Questo fenomeno si osserva soprattutto in presenza di una debole componente settentrionale delle correnti nei bassi strati, che favorisce l’afflusso di aria umida dal mare verso l’entroterra, contribuendo alla formazione di estesi banchi nuvolosi bassi, specie nelle prime ore del giorno.

Il vento

La ventilazione sulla Murgia dei Trulli e delle Grotte si distingue per un carattere spesso vivace, capace di modellare in modo deciso la percezione del clima locale. Se da un lato rappresenta un prezioso alleato nelle giornate estive più torride, mitigando almeno in parte la calura, dall’altro contribuisce ad accentuare il freddo nei mesi invernali, soprattutto durante gli afflussi di aria molto fredda dalla regione balcanica.
Tra i venti più caratteristici, le sciroccate si fanno notare per la loro intensità e per il loro carico di disagio: annunciano l’approssimarsi di depressioni da ovest e spesso si accompagnano a pulviscolo sahariano in sospensione, che rende l’aria opaca e carica. Non meno incisivi sono i venti di Maestrale, che irrompono al seguito delle perturbazioni atlantiche più organizzate, riportando aria più fresca ma con raffiche talvolta sostenute.
Un ruolo di primo piano spetta però al Libeccio, vento da sud-ovest che esercita un’influenza marcata sul clima del comparto pugliese centrale, in particolare lungo il versante che degrada dalle alture della Murgia sud-orientale verso le coste del Barese e del Brindisino. Qui, la sua discesa di quota innesca un effetto di compressione dell’aria (effetto favonico) che si traduce in un sensibile aumento delle temperature e in un brusco calo dell’umidità relativa. È un vento che “trasforma” l’aria, rendendola più calda e secca.
In estate, quando si combina con le masse d’aria rovente di matrice subtropicale in risalita dal Nord Africa, il Libeccio — noto nel dialetto locale come “Scurciacrôp” — diventa uno dei principali responsabili dei picchi di caldo torrido che, negli anni, hanno segnato in modo evidente il nostro territorio.

Direzione media del vento a Castellana G.
Velocita media-del vento a Castellana G.

Fenomeni estremi: il Downburst e le trombe d’aria

downburst vs tornado

Il fenomeno meteorologico definito downburst è una violenta corrente d’aria fredda in discesa da una nube temporalesca che precipita rapidamente verso il suolo. Una volta raggiunto il terreno, questa massa d’aria si espande a raggiera in tutte le direzioni, generando raffiche improvvise, impetuose e distruttive, spesso accompagnate da un brusco calo della temperatura.
A differenza della tromba d’aria (o tornado), in cui i venti ruotano attorno a un asse e convergono verso un punto centrale, formando il classico imbuto, nel downburst il movimento è opposto: l’aria scende dall’alto e, una volta al suolo, diverge orizzontalmente con estrema violenza. È proprio questa divergenza a spiegare i danni diffusi e “a raggiera”, tipici del fenomeno, rispetto a quelli più localizzati e lineari del passaggio dei tornado.

Il Downburst del 2 agosto 1985

La terribile tempesta di mezza estate del 2 agosto 1985 si sviluppò in un contesto atmosferico fortemente instabile. Una saccatura ciclonica in quota, colma di aria sensibilmente più fredda rispetto a quella preesistente, scivolava dalle Venezie lungo l’Adriatico. Sul nostro territorio, l’interazione tra questa massa d’aria fredda in quota e l’aria caldo-umida presente nei bassi strati generò un marcato gradiente termico verticale, alimentando una convezione particolarmente intensa.
A esaltare ulteriormente il sistema contribuì il passaggio di un sostenuto Jet Stream sud-occidentale, che favorì l’aspirazione e l’organizzazione dei moti convettivi, portando alla formazione di celle temporalesche di eccezionale energia. Le condizioni erano quindi ideali per lo sviluppo di fenomeni estremi.
Nel pomeriggio di quel giorno, poco dopo le 16, il cielo verso nord-ovest si oscurò rapidamente con la formazione di una lunga squall line (un vero e proprio “muro” di nubi nere che avanza compatto), in movimento verso sud-est. In pochi minuti, al cielo improvvisamente buio, si associarono raffiche di vento sempre più intense, che raggiunsero e superarono i 100 Km/h, con stime locali lungo le coste fino a 150-160 Km/h.
Le raffiche incussero paura e provocarono danni ingenti: si contarono un morto, ventisette feriti, circa un migliaio di alberi abbattuti, un centinaio di capannoni scoperchiati e danni diffusi a tetti, antenne e comignoli.
Le raffiche violentissime investirono molte aree della Puglia, dal Nord Barese all’Alto Salento, colpendo anche la Murgia dei Trulli e delle Grotte. Emblematico quanto accadde a Putignano, dove la furia del vento divelse numerose luminarie allestite per la festa patronale di S. Stefano, lasciando un ricordo indelebile dell’evento. La temperatura a Castellana Grotte, nel giro di un’ora, crollò da 31.6 a 16.8°C.
L’episodio è spesso ricordato come una “tromba d’aria”, ma – come ampiamente spiegato – si trattò in realtà di un downburst: non un vortice rotante, bensì una potente corrente discensionale – in seno a un fronte temporalesco strutturato in supercella – che si propagò orizzontalmente con raffiche devastanti per chilometri e chilometri lungo la Puglia centrale e meridionale.

La memoria incisa nel celeste: il 2 agosto 1985 a Santo Spirito (Bari) Protagonista di questo murales (Foto e storia tratte da “Barinedita”) è Paoluccio Scolamacchia, detto “il custode”, un pescatore locale che si trovava sul molo del quartiere barese proprio mentre la tempesta infuriava. Impossibilitato a fuggire, Paoluccio assistette impotente alla furia dei venti. Una volta passato il pericolo, scampato miracolosamente alla tragedia, decise di suggellare quel momento utilizzando proprio la vernice celeste che aveva portato con sé per dipingere il suo gozzo.

2 agosto 1985: L’occhio del satellite sulla tempesta
Questa immagine, catturata dal satellite Meteosat 2 (Archivio EUMETSAT) nel pomeriggio di venerdì 2 agosto 1985, mostra la formazione delle diverse supercelle temporalesche che scatenarono il panico su molti settori della costa centro-meridionale adriatica in quel nefasto pomeriggio di mezza estate durante il quale la Puglia centrale sperimentò la potenza del terribile downburst, il fenomeno più estremo che il nostro territorio ha registrato nel corso degli ultimi 40 anni.

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