Stagionali - Primavera 2026

Primavera 2026 da primato: la più piovosa dal 1960

La primavera meteorologica 2026 entra direttamente nella storia climatica di Castellana Grotte. I tre mesi di marzo, aprile e maggio hanno totalizzato 375,8 mm., stabilendo il nuovo primato di piovosità per una stagione primaverile dal 1960.
Rispetto ai 154,3 mm. della media climatica 1991-2020, sono caduti 221,5 mm. in più, con un surplus di quasi il 144%.

La primavera più piovosa dal 1960

Il dato principale del bilancio stagionale è senza dubbio quello pluviometrico. Nessuna delle 67 primavere comprese nella serie 1960-2026 aveva mai raggiunto una cumulata di 375,8 mm. Si tratta di oltre due volte la quantità di pioggia normalmente attesa durante l’intera stagione e di un valore capace di ribaltare completamente lo scenario vissuto nel biennio precedente, quando il tema della siccità e della scarsità delle precipitazioni aveva assunto un’importanza crescente. La primavera 2026 ha quindi segnato un passaggio netto da una lunga fase caratterizzata dalla carenza d’acqua a una stagione eccezionalmente piovosa.

Una compensazione evidente, ma non automatica

Il brusco cambiamento può essere letto come un esempio di compensazione climatica tra periodi dominati da anomalie di segno opposto. Le configurazioni atmosferiche tendono spesso a persistere per settimane o mesi, favorendo il ripetersi di condizioni simili e mantenendo un determinato regime meteorologico.
Quando interviene una modifica della circolazione generale, però, può instaurarsi una fase completamente differente, talvolta capace di produrre anomalie opposte e molto marcate. È ciò che sembra essere accaduto tra il periodo siccitoso precedente e la primavera 2026.

Non si tratta, tuttavia, di una legge secondo cui a ogni fase secca debba necessariamente seguirne una piovosa della stessa intensità. Il sistema atmosferico non è obbligato a recuperare in modo matematico i deficit accumulati. La successione di estremi contrari rappresenta, tuttavia, una ricorrente della variabilità climatica, sebbene non un automatismo.

Marzo e aprile hanno costruito il record

A determinare il primato sono stati soprattutto i primi due mesi della stagione.
Marzo ha totalizzato 182,6 mm., con un surplus del 196% rispetto alla propria media climatica. Aprile ha aggiunto altri 128,2 mm., superando la norma mensile del 147%. Marzo e aprile, insieme, hanno quindi prodotto 310,8 mm., quasi l’83% di tutta la pioggia caduta durante la primavera. Maggio ha completato il bilancio con altri 65 mm.
La distribuzione delle precipitazioni conferma come non si sia trattato di un singolo episodio isolato, ma di una stagione dominata a lungo da frequenti configurazioni instabili e perturbate.

Il forte surplus accompagna anche il 2026

Le piogge eccezionali della primavera hanno inciso profondamente anche sul bilancio pluviometrico dell’intero anno.
Al momento dell’elaborazione, la cumulata annua presenta uno scarto positivo di circa il 64% rispetto alla quantità normalmente attesa nello stesso periodo. Il trend pluviometrico stimato a fine anno è di circa +30%, nell’ipotesi che i mesi restanti seguano esattamente la media climatica.
Si tratta soltanto di una proiezione: la seconda parte del 2026 potrebbe risultare più secca e ridurre il surplus oppure, al contrario, confermare la fase piovosa e portare l’anno verso le posizioni più elevate della graduatoria pluviometrica.

Temperature leggermente inferiori alla norma

Sul piano termico, la primavera 2026 ha registrato una temperatura media di 14,03°C, contro i 14,31°C della normale 1991-2020. Lo scarto stagionale è stato quindi di -0,28°C.

Due mesi su tre hanno chiuso sotto media. Marzo ha fatto registrare l’anomalia negativa più evidente, con -1,50°C, mentre maggio si è fermato a -0,64°C. Aprile è stato l’unico mese più caldo della norma, con uno scarto di +0,67°C. Nella graduatoria basata sulle temperature medie effettivamente registrate, la primavera 2026 occupa solo il 25° posto tra le più calde dal 1960. La primavera 2025 si era collocata al 18° posto, mentre quella del 2024 aveva raggiunto la settima posizione. In appena due anni si è dunque passati dal settimo al venticinquesimo posto, allontanandosi di molto dalle posizioni occupate dalle primavere più calde della serie.

Una stagione fresca non cancella il riscaldamento

La temperatura leggermente inferiore alla media dimostra che non tutte le stagioni sono inevitabilmente destinate a chiudere con anomalie positive. Anche all’interno di un clima che, sul lungo periodo, si sta riscaldando continuano a verificarsi stagioni normali, fresche o persino molto fredde.
Il risultato della primavera 2026 non rappresenta certo la prova di un’inversione climatica, ma conferma il ruolo ancora importante della variabilità atmosferica da un anno all’altro.

Il riscaldamento primaverile rallenta

Per comprendere l’evoluzione del clima non è sufficiente osservare una singola stagione: occorre analizzare l’intera serie storica, la direzione del trend e soprattutto il modo in cui la sua velocità cambia nel tempo. Dal 1960 al 2026 il trend robusto di lungo periodo della temperatura primaverile resta positivo e corrisponde a circa +0,421°C per decennio.
Il quadro cambia analizzando soltanto il trentennio più recente, 1997-2026. In questa finestra la pendenza è scesa a -0,106°C per decennio, che dimostra una riduzione del ritmo termico crescente.

Il massimo incremento calcolato su una finestra mobile di trent’anni era stato raggiunto nel periodo 1973-2002, con +1,021°C per decennio. Rispetto a quel picco, la pendenza attuale si è ridotta di circa 1,128°C per decennio.
Anche l’indicatore relativo agli ultimi dieci aggiornamenti mostra una variazione negativa del ritmo, pari a circa -1,127°C per decennio. Questo valore descrive la forte riduzione della velocità con cui il trend trentennale stava aumentando.
Il riscaldamento primaverile di lungo periodo resta dunque evidente, ma la sua intensità nel trentennio più recente è notevolmente diminuita.

Conclusioni

La primavera 2026 consegna dunque un bilancio già storico: la stagione primaverile più piovosa dal 1960, accompagnata da temperature leggermente sotto media e da un ulteriore rallentamento del ritmo termico osservato nel trentennio più recente. Di questi tempi, queste sono ottime notizie!

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